Ho un orto. Lo coltivo. Ci pianto i ceci e le quaglie. A volte qualche baccalà. Alla livornese, però. Mai provato il baccalà alla livornese? E' armonico. Anche piuttosto piovano.
Ho ancora undici minuti, poi, poi.
Alcune mie parti sono dei derivati. Le unghie, per esempio. Sono composte principalmente di valtonico, in buona parte, direi, ma con l'aggravante del.
Se tento di mangiarmele, mi si incollano ai denti. Le unghie, ah, le unghie. Non paiono dei cinema all'aperto? Non ricordano ottimi purè?
Ancora otto minuti. Ma non basteranno, come farò a dire tutto?
Sono un calzino spaiato. Anzi, due calzini spaiati.
Eppure, eppu.
Re.
Nella notte, mi sono steso sulla strada, sotto un cielo stellato ghiacciato. Ma ero a faccia in giù perché io volevo vedere l'asfalto da vicino. Odorava di via del centro e i suoi granuli schiacciati tra loro erano sconnessi e moreni.
Cinque minuti.
In cinque minuti si può suonare un flauto. Di quelli blu, che ha la cartolaia. Nella parte sotto c'e' un buchino e il segreto del flauto e' tutto lì. Se impari ad alternare l'apertura di quel buchino, sei un flautista da competizione.
Certe sere vorrei essere nel Michigan. Mi piace, il Michigan. E' un po' di sbieco ma non sarebbe male essere anche lì.
Ultimi due minuti. Pausa di riflessione.
Come si chiamava, poi, quel funzionario?
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